Ricostruzione Mammaria

Negli ultimi anni la chirurgia oncologica della mammella ha compiuto notevoli progressi consentendo, anche grazie alle metodiche di diagnosi precoce, miglioramenti prognostici.

E’ aumentata l’attenzione nei confronti della chirurgia ricostruttiva della mammella: allo stato attuale gli ottimi risultati ottenibili nel campo sono frutto dell’introduzione delle tecniche proprie della chirurgia estetica, finalizzate al miglioramento della qualità della vita, ovviando alle implicazioni anche psicologiche secondarie alla mutilazione dell’identità femminile.
La chirurgia ricostruttiva della mammella, rispetto a quella demolitiva o conservativa oncologica, può essere immediata o differita. In linea di massima la prima è attualmente adottata laddove esista un’equipe multidisciplinare dedicata in maniera quasi esclusiva alla chirurgia della mammella. Il ruolo del chirurgo plastico è da considerare in questo ambito di primo piano, in considerazione dell’assunto : “una buona ricostruzione nasce da una buona demolizione”.
Sempre più di frequente infatti, il momento della radicalità oncologica si avvale di tecniche proprie della chirurgia estetica, che offrono degli accessi alla mammella da trattare, già mirati al momento ricostruttivo, evitando la comparsa di cicatrici orientate in modo da sottolineare l’amputazione.
La ricostruzione differita viene messa in atto al termine dell’iniziale iter chirurgico oncologico, generalmente dopo i trattamenti radio e/o chemioterapici. Le ragioni per ritardare la ricostruzione sono legate al presunto aumento del rischio di complicanze e conseguenti risultati insoddisfacenti. Molti studi sull’argomento in realtà sostengono una pressoché identica incidenza delle complicanze tra la ricostruzione immediata e la differita. A ciò si aggiunga il vantaggio, secondo il nostro parere e qualora non sussistano controindicazioni, di una ricostruzione immediata, che consente un precoce recupero di un normale stile di vita di relazione, alleviando il trauma della mutilazione e di ripetuti interventi chirurgici.
Per quanto riguarda le tecniche di ricostruzione, esse possono essere distinte schematicamente in tre categorie, che prevedono l’uso di soli impianti protesici, di impianti coperti da lembi di tessuto autologo o di soli lembi di tessuto autologhi.

RICOSTRUZIONE CON PROTESI

L'intervento, prevede il posizionamento generalmente in sede sottopettorale di impianti protesici. Questi possono essere costituiti da espansori mammari, che vengono progressivamente aumentati di volume mediante soluzione fisiologica nel periodo post operatorio fino al raggiungimento di un’ottimale distensione muscolo-cutanea e successivamente sostituiti (in anestesia locale e senza produrre nuove cicatrici) con protesi definitive in gel coesivo di silicone, come quelle in uso nelle mastoplastiche estetiche. In alternativa si utilizzano degli impianti detti protesi-espansori: si tratta di particolari dispositivi protesici a “doppio lume”: uno in gel coesivo di silicone, esterno, ed un altro espandibile in soluzione fisiologica, interno.

Il vantaggio notevole è che non necessitano di sostituzione con altri impianti definitivi e quindi secondo il nostro parere, permettono di ottenere risultati qualitativamente migliori.

RICOSTRUZIONE CON LEMBO DI TESSUTO AUTOLOGO

L'intervento: i lembi di tessuto autologo sono unità tissutali complesse costituite da una porzione di cute, sottocute e (spesso) muscolo (contenenti le connessioni vascolari di sopravvivenza del lembo) che vengono “scolpite” in una regione del corpo (vicina o lontana della mammella) e successivamente mobilizzati per apportare copertura e volume al deficit residuante dalla mastectomia. Le tecniche più diffuse prevedono l’utilizzo di lembi di muscolo gran dorsale, del lembo toraco-epigastrico (entrambi utilizzati per coprire impianti protesici e ricostruire una mammella ancora più soffice ) del  lembo del muscolo retto-addominale(TRAM-flap) fino alle più complesse tecniche dei trapianti di lembi liberi.

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